– Da Il Corriere Vinicolo nr. 11 del 26 Marzo 2018 – di Giancarlo Montaldo –

Una mappa delle vigne storicamente più vocate, per un’identità della denominazione sempre più chiara e di qualità. Una base di lavoro e discussione per sviluppi futuri

Novità importanti sono giunte recentemente dalla Docg Nizza. Il progetto di sviluppo ha trovato una nuova strada di qualità con l’individuazione e la delimitazione delle aree più vocate (quelle che in Francia chiamano “crus” e in Italia “Menzioni geografiche aggiuntive”) dove produrre in modo sempre più qualificato questo vino a base di Barbera. Ci ha lavorato Alessandro Masnaghetti, con il coinvolgimento dei principali produttori, viticoli e vinicoli, e ha creato uno strumento di grandi opportunità a favore di una costante integrazione tra il vino e il suo territorio.
Ma non è da oggi che il Nizza e i suoi produttori operano con lungimiranza.

Fin dagli inizi del 2000
Il Nizza è una realtà Docg dal 2014. E già prima aveva fatto passi importanti, addirittura nel 2000 quando il suo territorio di origine era stato indicato come una delle “Sottozone” della Barbera d’Asti insieme a Tinella e Colli Astiani. Se le altre due “Sottozone” sono rimaste silenziose, non altrettanto si può dire dei 18 comuni del Nizza, che subito hanno cominciato a lavorare, coalizzando produttori e amministratori, per dare un senso compiuto a questo progetto di maggior identità. Il grande passo è avvenuto nel 2014, con la rinuncia al riferimento del vitigno, che fino ad allora l’aveva tenuta nel contesto più ampio della Barbera d’Asti. A un’osservazione superficiale la decisione poteva sembrare un azzardo, ma già i protagonisti di allora erano convinti che non sarebbe stato così. Per arrivare a quella decisione avevano sviluppato tanti confronti con produttori e tecnici di altre zone, traendone solide indicazioni.
Proprio nei primi anni del Duemila c’era stato un convegno dibattito a Nizza Monferrato. Tra i relatori di allora c’era Ernesto Abbona della Marchesi di Barolo, l’attuale presidente di Unione Italiana Vini. Abbona ne aveva avuto un’ottima impressione. Egli stesso aveva perorato la causa di una denominazione senza riferimento a vitigni. “Allora come oggi è la strada giusta e obbligata – ribadisce ora Ernesto Abbona – se si vuole creare una denominazione con possibilità di successo. È la strada che in Piemonte hanno percorso le grandi zone del Nebbiolo, non solo Barbaresco e Barolo, ma anche Gattinara e Ghemme, Boca, Sizzano, Carema e altre ancora. E non è una scelta compiuta da poco tempo: Barolo, Barbaresco, Gattinara e altri hanno oramai radici centenarie. Una soluzione questa che non è stata esclusiva del Nebbiolo, ma che nel tempo ha fatto proseliti in altre zone e con altre varietà: pensiamo al Gavi con il Cortese, al Dogliani e al Diano d’Alba con il Dolcetto, al Verduno con il Pelaverga piccolo e così via.”

Un vino che sa crescere
Gli ultimi diciotto anni per il Nizza hanno rappresentato una galoppata continua. Nel 2002, i produttori hanno dato vita all’Associazione Produttori del Nizza, nata in quella Bottega del Vino, poi diventata Enoteca Regionale, che è stata il primo punto di riferimento della zona. Oggi, il sodalizio conta più di 50 produttori associati, con un trend in crescita che vedrà presto altre adesioni e ulteriori sviluppi. Le stime e gli obiettivi parlano di un potenziale produttivo che nel giro di pochi anni potrebbe salire a 750 ettari. “Ma anche oggi – è il pensiero di Gianni Bertolino, attuale presidente dell’Associazione – i numeri sono significativi: nel 2017 i vigneti superano i 200 ettari, la produzione è di 8.700 ettolitri con un potenziale concreto di 1 milione di bottiglie e anche più, tutte bottiglie eccellenti, destinate ai mercati di qualità del mondo intero.”
Se l’Associazione Produttori del Nizza è il braccio operativo della denominazione e del suo sviluppo, il Consorzio Barbera d’Asti e vini del Monferrato è il punto di riferimento per le strategie normative e promozionali.
Il suo presidente, Filippo Mobrici, è un deciso sostenitore di questa denominazione, perché è consapevole che può diventare un elemento propulsivo capace di aiutare la crescita di tutto il patrimonio vitivinicolo del Monferrato. “Il Nizza Docg – precisa Mobrici – è un grande vino che si sta comportando come tale. Uno dopo l’altro, sta compiendo i passi giusti verso un’identità qualificata. La conferma sta nel lavoro che è stato presentato da poco, la delimitazione delle migliori aree nella grande zona di origine. Un progetto ambizioso, finalizzato a sottolineare il legame che c’è tra il vino e il suo territorio.”

Comunicare la zona del Nizza
Dopo aver cercato di capire l’identità geologica del territorio della zona di origine, i produttori del Nizza hanno compiuto un passo ancora più importante: recuperare la conoscenza del territorio. Si sono aadati a Alessandro Masnaghetti, l’uomo della cartografia delle terre del vino, che aveva già lavorato in parecchie altre zone del vino, in Piemonte e non solo. Riferimenti importanti sono state le zone del Barbaresco e del Barolo. Anzi, nel paese di Barbaresco ha tracciato la sua prima delimitazione territoriale. Così, Masnaghetti si è messo al lavoro, ha percorso in lungo e in largo le terre del Nizza, ha incontrato produttori e amministratori Lo ha ribadito lui stesso a Nizza Monferrato, durante la presentazione della “Carta dei Cru del Nizza”. “Il mio – ha sottolineato – non è stato un lavoro di zonazione. Non ho lavorato su elementi geologici, pedologici e climatici. Ho lavorato per comunicare la zona del Nizza a tante persone, soprattutto consumatori, intermedi e finali. Questa è la mia visione, la mia interpretazione del territorio e del suo paesaggio.”

Un documento fondamentale
Il lavoro sviluppato da Masnaghetti ha consentito di individuare e tracciare una prima delimitazione delle zone ritenute più vocate. Ma questo non è uno strumento definitivo. È una base dipartenza, sulla quale i produttori potranno confrontarsi, esprimere valutazioni, fare proposte di miglioramento per realizzare in futuro una carta ancor più condivisa. Tale delimitazione, quindi, non è un documento calato dall’alto, al quale i vari protagonisti del territorio e della produzione si debbono fin d’ora adeguare, ma è una base di lavoro e discussione per trovare una strada più eacace, che possa negli anni trovare la definitiva conferma nel disciplinare del Nizza Docg. Ci sarà tempo per questi sviluppi e soprattutto saranno i produttori a decidere quando la delimitazione risponderà pienamente alle loro aspettative.
Tre elementi sono stati la base di questo lavoro: il paesaggio, la toponomastica e la storia legata alla toponomastica. “Ogni collina – ricorda Masnaghetti – parla il suo linguaggio ed esprime con la sua vegetazione specifica i caratteri reali del suolo e del clima”.
La tradizione locale è l’elemento fondamentale per delimitare i confini di un cru, perché sono proprio coloro che hanno vissuto il territorio da generazioni che hanno la memoria storica dei toponimi e delle posizioni delle vigne.
Come s’è già verificato altrove, questa è una delimitazione geografica del territorio. Non intende esprimere valenze qualitative o di classificazione. Sarà la dinamica intrinseca tra produzione e mercato a determinare un valore qualitativo più o meno importante a favore di ogni zona.
Uno studio adascinante, dunque, che da un lato fotografa in modo preciso il territorio di produzione del Nizza e, dall’altro, pone le basi per ulteriori sviluppi futuri.

Nasce la Carta dei cru del Nizza