Da La Stampa – Pubblicato il 23/02/2018 – Roberto Fiori –

«In quell’impero, l’arte della cartografia giunse a una tal perfezione che la mappa di una sola provincia occupava tutta una città, e la mappa dell’impero tutta una provincia. Col tempo, queste mappe smisurate non bastarono più. I collegi dei cartografi fecero una mappa dell’impero che aveva l’immensità dell’impero e coincideva perfettamente con esso». Sono le parole con cui Jorge Luis Borges descrive il paradosso della Mappa dell’impero in scala uno a uno. 

Non sappiamo se Alessandro Masnaghetti ambisca a tanto, ma di certo nel disegnare le mappe dei vigneti lui è il re. Milanese, 55 anni, una laurea in Ingegneria nucleare conseguita nell’anno del referendum dopo Chernobyl e tradita per seguire Luigi Veronelli, Masnaghetti è un cartografo delle viti, un geografo riconosciuto a livello mondiale grazie alla sua precisione e alla capacità di mettere su carta terre, nomi e storie di luoghi. Ha iniziato più di vent’anni fa con il Barbaresco e con il Barolo, poi sono arrivati Bolgheri e Panzano, la Valpolicella, il Gattinara e il Montefalco, ma anche il Bordeaux, il Sauternes e la Napa Valley californiana, tutte disponibili nel catalogo della sua casa editrice Enogea. 

Ora è ritornato in Piemonte, nel cuore del Monferrato, e ha realizzato la mappa: «I cru del Nizza Docg» che verrà presentata domani a Nizza Monferrato (Foro boario, ore 17). Un progetto fortemente voluto dall’Associazione Produttori del Nizza presieduta da Gianni Bertolino e realizzato con l’Enoteca Regionale di Nizza e il Consorzio Barbera d’Asti per valorizzare ancora di più un territorio compreso in 18 Comuni dove il vitigno barbera esprime risultati d’eccellenza. «Come sempre, è stato un lavoro molto lungo e faticoso – racconta Masnaghetti -. Si parte da una base cartografica, da una mappa catastale e dalle foto aeree per tratteggiare i primi disegni, poi si va a verificare meticolosamente sul campo la reale presenza e morfologia dei vigneti e i loro nomi». 

Il risultato è una delimitazione precisa e una descrizione dettagliata del territorio, preziosa non solo per gli addetti ai lavori. «Le mie mappe sono consultabili da chiunque voglia sapere da dove viene il vino che sta bevendo, ma anche per leggere un territorio, per capire che le colline arrotondate di Nizza sono diverse da quelle ripide di Vinchio e daranno risultati differenti». Ma danno anche un giudizio qualitativo, dicendo quali sono le posizioni migliori? «No, e quando me lo chiedono, mi rifiuto di farlo. Sarebbe forse stato bello vivere al tempo di Napoleone III, quando richiese ai suoi geografi quel sistema per classificare i migliori vini di Bordeaux che è ancora in vigore. Ma oggi meglio lasciare che sia il mercato a stabilire un’eventuale graduatoria». 

L’ingegnere che disegna le mappe dei vigneti