– da Strategie/01-2018/Barolo & Co. di Giancarlo Montaldo –

Nizza Monferrato e gli altri 17 paesi che costituiscono la zona di origine del vino Nizza Docg hanno dimostrato da tempo di essere una “enclave speciale” nel più ampio territorio della Barbera d’Asti. Si era visto nel 2000 quando, dopo riconoscimento di tre Sottozone (Nizza,Tinella e Colli Astiani) nella zona di produzione della Barbera d’Asti Doc, hanno iniziato subito a lavorare per dare un senso compiuto a tale novità. La conferma è venuta nel 2002 con la costituzione dell’Associazione Produttori del Nizza e poi nel 2014 quando è stato fatto il grande passo da Sottozona della Barbera d’Asti a Docg Nizza a sé stante.

Il ritmo stesso al quale sono cresciuti gli ettari vitati e le produzioni annuali sono prove di dinamismo e lungimiranza. Gli obiettivi futuri parlano di 750 ettari di base produttiva, ma già gli attuali 200 ettari sono un potenziale interessante, soprattutto perché sanno mettere insieme circa un milione di bottiglie di un vino di qualità e ben posizionato, in grado di remunerare adeguatamente i produttori e gratificare nel modo giusto i consumatori.

LAVORARE SUL TERRITORIO
I produttori del Nizza Docg hanno capito che lavorare sul territorio fa bene alla denominazione. Non solo perché raccoglie e coordina pezzi importanti della tradizione viticola, ma anche per- ché crea un circuito virtuoso tra chi coltiva la vigna, chi produce il vino e chi questo vino poi lo apprezza nei momenti gustosi della tavola. Così, hanno setacciato dapprima le origini geologiche della terra produttiva creandone una carta dei terreni dettagliata e, poi, hanno deciso di segmentare il grande spazio coltivato della denominazione in tante aree più piccole dove la vite trova condizioni vocazionali meritevoli e differenti. In sostanza, il Nizza sta dimostrando nei fatti di essere un vino di qualità e di comportarsi come tale. Nel dividere il territorio di origine in tante porzioni sono stati recuperati i nomi della tradizione popolare e questo grazie al rapporto con chi conosce la sua terra e con un interprete esterno che ha esperienza in questo tipo di attività. 

Il coinvolgimento concreto in questo lavoro di Alessandro Masnaghetti è stato il passaggio obbligato, vista la sua lunga esperienza in tale attività e i lavori già effettuati in altre zone del Piemonte del vino, Barolo e Barbaresco innanzitutto. “Questa carta non è il risultato di un lavoro di zonazione.” – ha precisato Masnaghetti durante la presentazione del 24 febbraio scorso a Nizza Monferrato – La zonazione è un’altra cosa e prende le mosse dagli aspetti geologici, pedologici, climatici per tracciare una carta che parla soprattutto ai tecnici. ll nostro è un lavoro di mappatura, una visione integrata del territorio che è dedicata ai vari tipi di consumatori, intermedi e finali.” Il punto di partenza è stato il paesaggio e le sue graduali modificazioni. che sanno comunicare un differente sub- strato e una diversa vocazione alle specie vegetali, coltivate e non, compresa quella viticola. Ogni collina esprime un linguaggio diverso, perché vive di un substrato specifico e di situazioni climatiche e ambientali tra loro diversificate. “ll risultato”- ha ricordato Masnaghetti “è una prima tappa di lavoro, un documento cartografico e orientativo, che i produttori hanno a disposizione per ragionare in termini di futuro e che po- tranno nel tempo far evolvere verso una delimitazione definitivo che posso ottenere il privilegio dell’ufficiosità attraverso il recepimento nel disciplinare di produzione dello denominazione“. 

CORSI E RICORSI
Nell’ascoltare queste parole di Alessandro Masnaghetti mi è sembrato di tornare nel passato, tra la fine degli anni Settanta e l’inizio degli Ottanta del Novecento, quando con alcuni amici produttori a Barbaresco avevamo tracciato la prima delimitazione dei crus del nostro paese. Anche quella prima carta di allora è poi servita per dialogare con il resto del gruppo e trovare una strada condivisa per definire le Menzioni Geografiche Aggiuntive che oggi fanno parte del Disciplinare di produzione del Barbaresco Docg. Anche quella del Nizza è una Carta che risponde a un’ispirazione che potremmo definire geografica o paesaggistica. Raccoglie in sé tutti i vigneti presenti sulle varie colline della zona del Nizza, ma non solo quelle di Barbera, perché è una fotografia attuale di un presente viticolo che in futuro avrà senza dubbio delle evoluzioni. E non implica nessun tipo di classificazione: tutte le piccole zone delimitate nel grande universo del Nizza Docg partono dalla stessa linea.Il tempo darà a ciascuna percorsi e risultati differenti, ma questo dipenderà da altri fattori: dal lavoro dei vari produttori, dalla loro capacità di interpretare al meglio terreno e vitigno, dalle vicende più o meno fortunate che i singoli vini incontreranno nel loro percorso commerciale. Perché le zone, le vigne, i crus non esistono senza i loro produttori.

La carta dei crus del Nizza